Vita da astronauti

Tutto quello che dovete sapere prima d’imbarcarvi per una missione a spasso nei meandri dell’Universo.

È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti.

William Shakespeare

William Shakespeare dava colpa alla Luna, rea della follia umana, ma in realtà i veri responsabili siamo noi, che, scegliendo di aggirarci liberi nell’Universo, abbiamo deciso di complicarci un po’ l’esistenza.

Si dice che la vista del mondo nella sua totalità sia talmente eccezionale da generare un forte senso di pace interiore e stupore, il cosiddetto “effetto panorama”, al quale non è immune nessuno degli astronauti che ha avuto la possibilità di sbirciare il nostro pianeta da un punto di vista privilegiato.
Il sentimento di appagamento e meraviglia sono tali da tollerare tutti i compromessi necessari per la sopravvivenza in orbita.

Il lancio in orbita e i sensi attenuati

Il primo brivido per un aspirante astronauta è il lancio in orbita, uno scossone per nulla metaforico, bensì una vera e propria vibrazione così forte da togliere il fiato: la paura che qualcosa stia andando storto, come racconta Jeff Hoffman, ex astronauta e scienziato statunitense, fa socchiudere gli occhi e trattenere il respiro.

Anche se i nostri sensi in mancanza di gravità sono meno fini, bisogna rassegnarsi a strani odori, come quello dell’ozono derivante dalla desaturazione del metallo esterno e dal materiale delle tute.
Rassegniamoci a dei menu generalmente poco invitanti, ma per una cena speciale, è meglio puntare sul cocktail di gamberi liofilizzati: l’olfatto e il gusto sono affievoliti per via della concentrazione dei liquidi nella parte alta del corpo, che crea una specie di congestione ma, nonostante tutto, come racconta sempre Hoffman, la salsa al rafano piccante che accompagna i gamberi riesce a risultare lo stesso molto gradevole.
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L’attenuamento dei sensi non impedisce al nostro udito di percepire strani rumori, come lo scricchiolio del metallo all’avvicinarsi alla luce solare o il crepitio delle rocce che colpiscono le pareti della navicella.

La vita quotidiana

Nella vita di tutti i giorni in orbita, cose banali come asciugarsi il sudore, diventano vere e proprie imprese. Il sudore si accumula sulle braccia e sulla testa, a volte si attacca agli occhi e staccarlo dal corpo è più complesso del previsto: cercando di rimuoverlo, spesso finisce sulle pareti della navicella, dalle quali viene asciugato usando tessuti assorbenti, per poi riciclarlo per trarne acqua potabile.
Lo spostamento dei fluidi generato in assenza di gravità dalla parte bassa alla parte alta del corpo interessa anche i dischi della colonna vertebrale, che riempiendosi allungano la spina dorsale, causando un aumento di alcuni centimetri dell’altezza del nostro corpo. Niente paura: l’effetto è transitorio, una volta tornati sulla Terra, gradualmente i centimetri guadagnati vengono persi ritrovando l’ abituale altezza.

Il rientro sulla Terra

Il rientro sulla Terra è terrificante e al tempo stesso straordinario: attraversando l’atmosfera la navicella lascia una spettacolare scia infuocata, ben visibile dal finestrino posteriore, il rumore e il tremolio sono talmente forti da dare la sensazione che da un momento all’altro la navicella potrebbe venire sopraffatta dal plasma bianco che la circonda. Il passaggio dal nero intenso del vuoto interplanetario all’azzurro del cielo a noi familiare è un susseguirsi di emozioni: la gioia del rientro si mischia all’inquietudine per l’attraversamento dell’atmosfera.

Nonostante la vita da astronauti sia dura e relativamente scomoda, un viaggio nello spazio è una delle emozioni più grandi che possa provare un essere umano e, circondati dalle stelle, si è davvero in grado di apprezzare l’infinità che ci circonda.

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