Margaret Hamilton – Decodificare la luna

Siamo abituati a vedere il racconto dell’avventura lunare attraverso le sbalorditive fotografie scattate durante tutte le fasi della missione Apollo 11.

Conosciamo i volti di Armstrong, Aldrin e Collins, sappiamo citare la storica frase pronunciata dopo il primo passo sulla superficie sabbiosa del nostro satellite più grande. Eppure, come in tutte le grandi avventure, i riflettori hanno preferito le persone che hanno portato a compimento la missione, lasciando in secondo piano quelle che hanno contribuito a renderla possibile.

E quello di Margaret Hamilton è stato un contributo speciale.

 

Hamilton_blog

Questa foto, scattata nel 1960, la ritrae sorridente assieme a una colonna di enormi volumi. Sembrerebbe quasi la foto di una studentessa al termine di una lunga e minuziosissima maratona di ricerca universitaria. E invece, quei volumi nella foto, non sono altro che pagine e pagine di programmazione dell’AGC, l’Apollo Guidance Computer.

Nei primi documenti ufficiali della missione Apollo non veniva nemmeno menzionata la parola “software”, non c’era nemmeno una voce di spesa dedicata. Nel 1965 la programmazione si avvaleva di un sistema binario a schede perforate e il processo di memorizzazione prevedeva l’inserimento manuale di tutti i dati. Un lavoro enorme che Hamilton riuscì a seguire grazie al lavoro pionieristico del team. In un articolo uscito recentemente su Wired.com, Hamilton ha raccontato gioie e dolori di quel periodo: una volta dovette abbandonare una festa nel pieno della notte, dato che le era appena venuta in mente una correzione urgentissima da operare sul codice. Margaret, in caso di tragedia, immaginava già i titoli dei giornali: avrebbero cercato di capire cosa fosse andato storto e sarebbero risaliti a lei. Una responsabilità del genere era in grado di guastare molto più di un party serale.

“Prima del volo, dovevamo fare una simulazione per ogni cosa”, ricorda Hamilton. “Una volta che il codice era ritenuto solido, veniva spedito nel vicino complesso della Raytheon, dove un gruppo di signore esperte di sartoria, meglio conosciute dal programma Apollo come le “Piccole Signorine Attempate”, infilavano fili di rame attraverso dei cerchi magnetici (un cavo che attraversava il centro stava per 1; un cavo che girava attorno al centro era uno 0). Dimenticatevi le RAM o i drive; la memoria sull’Apollo era letteralmente “allacciata” e praticamente indistruttibile.

I voli dell’Apollo trasportavano due macchine praticamente identiche: una usata per il modulo lunare – l’Aquila che è atterrata sulla luna – e l’altra per il modulo di comando che trasportava gli astronauti da e verso la Terra. Quei computer di circa 30 chili erano “portatili” come non mai. Concepiti dagli ingegneri del MIT come Hal Laning e il boss di Hamilton, Dick Batton, erano tra i primi computer a usare i circuiti integrati al posto dei transistor. (fonte Wired.com)

Senza il software progettato da Margaret Hamilton e dal suo team, la missione sulla luna non sarebbe stata possibile. Chi si occupa di programmazione sa benissimo che gli errori saltano sempre fuori nel momento meno opportuno. L’Apollo 11 non fece eccezione. Tre minuti prima che il modulo lunare raggiungesse la superficie della luna, i computer diedero un segnale d’allarme. Il computer era in sovraccarico di dati, dato che uno dei radar aveva avviato involontariamente dei cicli di calcolo. Grazie alla sua strutturazione, fu possibile arginare l’errore. Il software era programmato per dare priorità più alta ad alcune operazioni (come l’atterraggio), neutralizzando in questo modo un sovraccarico potenzialmente fatale.

margaret hamilton

Oggi Margaret Hamilton lavora nella sua società di software, la Hamilton Technologies. In un’intervista del 2014, a un giornalista che gli chiedeva se le cose fossero più complicate per una scienziata negli anni ’60, Hamilton ha risposto:

“In generale certe cose erano più difficili allora e alcune sono più difficili adesso. (…) Ci sono certi comportamenti che, per ignoranza, continuiamo ad avere ancora adesso; come ad esempio offrire alle donne salari inferiori rispetto agli uomini.”

La corsa alla luna, rispetto a quella per la parità dei diritti, sembra quasi una passeggiata.

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