Commercializzare il cosmo: quando la corsa allo spazio diventa privata

Exploration is in our nature. We began as wanderers, and we are wanderers still. We have lingered long enough on the shores of the cosmic ocean. We are ready at last to set sail for the stars.

Carl Sagan

Un tempo neanche troppo lontano i viaggi nello spazio venivano supportati da sostanziosi finanziamenti governativi.

Ora invece si sta sviluppando un fenomeno di privatizzazione del settore: centinaia di aziende (vedi l’esempio di Space X e Blue Origin) competono per accaparrarsi una fetta estremamente redditizia di questo business del valore di 300 miliardi di dollari (280 miliardi dei nostri euro).

A metà novembre la prima edizione di SpaceCom Expo ha ospitato a Houston (Texas) più di 100 aziende provenienti da 23 Paesi diversi con l’intento di condividere i propri piani per la commercializzazione dello spazio. Erano presenti all’evento sia i grandi colossi del settore, come la NASA, sia piccole e medie società e start-up.

The SpaceCom Expo, articolo blog youston lab
The SpaceCom Expo

Solo il Regno Unito ha inviato allo SpaceCom, un consorzio di sette delle sue start-up più promettenti sotto il nome di Space Mission U.K., guidate da Innovate U.K: queste aziende hanno partecipato all’evento per cercare investimenti da grandi organizzazioni, ma anche per creare legami e raccogliere consigli da NASA e altri grandi giocatori coinvolti nella corsa allo spazio.

Space Mission U.K.

Space Mission UK team, articolo blog youston lab
Il team di The Space Mission UK

Terrabotics è una delle sette società inviate allo SpaceCom dal Regno Unito. Sicuramente molti di voi avranno già sentito parlare di Google Earth, ma potreste non essere a conoscenza di quanto potenziale abbiano le immagini rese disponibili dai satelliti se sfruttate da un’equipe con idee innovative e grandi capacità tecniche. Terrabotics utilizza diverse immagini scattate dai satelliti per realizzare mappe 3D del terreno con l’obiettivo di aiutare le aziende del settore energetico a creare piani per lo sviluppo futuro: pianificare le tubature dei condotti, stimare l’impatto ambientale, misurare volumi di terra, ecc.

Mappa 3D del terreno, terrabotics, articolo blog youston lab
Esempio di mappa 3D del terreno elaborato da Terrabotics

Per elaborare questi modelli di alta precisione, non avendo a disposizione un satellite di proprietà, l’azienda sfrutta un proprio algoritmo che processa le immagini disponibili di una determinata area.

Un’altra delle imprese che compongono la Space Mission U.K., è Gyana. Tramite l’utilizzo combinato di immagini satellitari e del software di intelligenza artificiale Deep learning, Gyana riesce a monitorare lo stato d’animo delle persone in relazione a una determinata posizione geografica e a un momento specifico della giornata, attingendo ai dati dei social media. L’obiettivo è creare una sorta di “Google per lo spazio”: ogni utente può interrogare il software, il quale, studiando i dati a disposizione, elaborerà la risposta più adatta. Per fare un esempio pratico: se la domanda fosse “ho bisogno di un ombrello oggi?”, il software saprà rispondervi ricercando informazioni non solo sulle condizioni del tempo, ma anche sul movimento del traffico, sul vostro calendario, ecc.
Una bella comodità, non trovate?

L’ Era Spaziale

Nonostante il sogno di conquista dello spazio abbia portato anche ad alcuni tentativi mal riusciti di precorrere i tempi, sembra sia arrivato il momento per iniziare la privatizzazione delle missioni spaziali.

Che sia veramente giunta l’ora di sognare per la nostra specie un futuro nello spazio?

Molti vedono l’attuale corsa allo spazio privato come l’antefatto di un evento storico molto più eccitante: l’avvento del turismo nello spazio e, di conseguenza, di attività commerciali che potrebbero rendere l’umanità una vera e propria specie spaziale.
“Spero di vedere, tra 10 o 15 anni, una sorta di partenza dell’economia cis -lunare” afferma Gary Martin, direttore del partenariato del NASA’s Ames Research Center.

Martin ammette che la probabilità che ciò avvenga nel prossimo futuro risulta essere abbastanza scarsa, ma i progressi compiuti nel settore spaziale privatizzato rappresentano timidi passi verso questo obiettivo. La NASA, da parte sua, è pronta a incentivare il più possibile questa crescita. Proprio in quest’ottica di recente ha firmato contratti multi-miliardari con aziende come SpaceX e Boeing per sviluppare capsule con equipaggio, continuando contemporaneamente a fornire assistenza ad altre aziende in missioni nella bassa orbita terrestre.

Credo ci si debba interessare di più al fenomeno della privatizzazione dello spazio perché si tratta di un passo necessario per entrare nell’Era Spaziale. Per raggiungere questo traguardo avremo bisogno infatti di aziende che hanno le conoscenze necessarie a lavorare in orbita attorno alla Terra, senza dover usufruire dell’aiuto dei grandi colossi del settore. Saranno aziende come Boeing e start-up come quelle di Space Mission U.K. a dover dimostrare quanto può essere redditizia l’industria spaziale.

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